Università degli Studi Guglielmo Marconi

SICUREZZA DELLE CURE E GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO NELLE RSA DURANTE COVID-19

Le RSA hanno avuto in questi ultimi mesi una crescente attenzione da parte dei servizi sanitari regionali.

Prima del diffondersi del Coronavirus COVID-19, le RSA erano per lo più sconosciute e troppo spesso impropriamente evocate come ospizi o case per anziani. In realtà si tratta di strutture protette che accolgono e prestano cure a soggetti per lo più ultrasettantenni non autosufficienti, fornendo loro un’assistenza di tipo socio-assistenziale tipicamente post evento acuto. La pandemia ha tragicamente evidenziato la loro vulnerabilità ma anche impreparazione alla gestione del rischio clinico.

Le RSA rispondono a un bisogno specifico della persona anziana diventata fragile, attraverso un’assistenza sia medico-sanitaria con un focus sulla riabilitazione, che di mantenimento emotivo-psicologico, il tutto in un contesto abitativo protetto con una valenza residenziale alberghiera.

Quando la famiglia non è più in grado di prestare al proprio domicilio l’adeguata assistenza ad un soggetto fortemente compromesso, malgrado l’eventuale aiuto di un/una badante, si vede costretta a indirizzare la persona cara presso una RSA, sia attraverso frequenza diurne, ricoveri temporanei di sollievo che con soggiorni a lungo termine.

Nelle RSA, la percentuale di anziani residenti ultra ottantacinquenni si avvicina al 74%, evidenziando che l’età media di ingresso in RSA si è progressivamente elevata nel corso degli ultimi anni, attestandosi a circa 88 anni, mentre nel contempo lo stato di salute medio degli ospiti in RSA si è significativamente aggravato. Gli anziani arrivano a entrare in RSA quando il loro stato di salute è ormai molto compromesso con diverse patologie croniche, con un aumento del grado di dipendenza, demenza senile e non autosufficienza sia motoria che cognitiva, e pertanto la necessità di un’assistenza sempre più specializzata è andata progressivamente aumentando.

La fragilità di questi pazienti affetti spesso da più patologie e trattati con più farmaci (multimorbidità e politerapia) rende necessaria una particolare competenza nella gestione del rischio clinico e la conoscenza di specifiche pratiche per la sicurezza del paziente (es. prevenzione delle infezione correlate all’assistenza, del rischio nutrizionale, degli errori di terapia, delle lesioni da decubito, del vagabondaggio, dell’entrapment, ecc.. ).

Le RSA del prossimo futuro saranno presidi territoriali indispensabili e ben integrati nel sistema sanitario, che si interfacceranno in modo sistematico e strutturale sia con gli Ospedali per acuti che con la medicina ed assistenza socio sanitaria del territorio (Medico di famiglia, Casa della Salute, AFT), presidiando e soddisfacendo strutturalmente a un bisogno di cure di riabilitazione post acuta, di assistenza e di mantenimento ad ampio spettro.

Questo renderà necessario un livello di coordinamento e integrazione notevole e quindi anche il possesso di competenze non tecniche da parte degli operatori.

 

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